Street food a Bari Vecchia

Il cuore della città di Bari, che batte dentro e fuori le mura della splendida Cattedrale di San Nicola, tra vicoli e vicoletti che si dipanano a partire dalla piazza del mercato del pesce, fino a una dozzina di anni fa era ‘proibito’ ai viaggiatori e ai turisti, a causa purtroppo della microcriminalità che scoraggiava anche tra i più temerari tra i backpackers (e non solo). Oggi invece non può dirsi conclusa la visita del capoluogo, se si prescinde da questo incantevole borgo fatto di chiese barocche, case ‘sgarrupate’, palazzi d’epoca con i loro cortili interni, vicoli suggestivi, sonorità odori e sapori tipici pugliesi… Meta di viaggiatori, croceristi, avventori, Bari Vecchia è caratteristica in ogni ora del giorno, dalla mattina presto quando il profumo dei panni stesi si mescola a quello del cornetto (la briosche qui si chiama cornetto!) appena sfornato, a quello del ragù cucinato per ore, che emana i suoi effluvi dai balconi, fino ai locali che alla sera si popolano di giovani e meno giovani. Una sorta di nouvelle Barcellona, con un clima delizioso tutto l’anno.

Se ci si lascia guidare da questa grammatica di sapori e suoni, si può perfino arrivare ad assaggiare o comprare gli strascinati fatti in casa, tipica pasta del barese, così come le orecchiette dagli abitanti del luogo. Sono le donne del posto a proporle, con la loro simpatia un po’ in sovrappeso, il volto solare e il grembiule alla vita. Espongono i loro prodotti fatti rigorosamente a mano fuori la porta di casa o in un vano antistante l’abitazione, su bancali improvvisati. Cucinano, cuciono, lavorano a maglia o all’uncinetto: in un proverbio detto in dialetto, la storia gastronomica dei baresi.

Ci sono alcune donne che, soprttutto durante le festività, friggono in continuazione le ‘popizze’ (sorta di bocconcini di pane fritto), ovvero le pettole o pittule del brindisino, del leccese e del tarantino. Le propongono al cartoccio, così come il baccalà e le alici fritte.

Nel piccolo porticciolo attaccato al teatro Margherita un tempo si mangiava ‘u crude’, che in barese significa ‘pesce crudo’ e contemplava tutto ciò che si poteva mangiare crudo appena pescato, dai frutti di mare (vongole, cozze, ricci) ai crostacei fino ai polipetti (detti in gergo ‘allievi’ perchè ancora piccoli). Oggi qualche pescatore può riproporvi il ‘pescato’ del momento e non è carino dire di no! Must dell’asporto barese è la focaccia: il classico spuntino mattutino o pomeridiano, alle olive, al pomodoro, alla cipolla nei migliori panifici del centro storico. 

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